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Dai ‘60s ai ‘60s - Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art

 Dai ‘60s ai ‘60s - Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art

Gli anni Sessanta dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento: un cortocircuito di immagini e suggestioni tra l’Italia dell’unificazione e quella del boom economico. Nasce da qui "Dai ’60s ai ’60s. Un secolo dopo l’Unità d’Italia, la Pop Art", la nuova mostra  curata dal critico d’arte Luca Beatrice e da Ferruccio Martinotti, direttore del Museo Nazionale del Risorgimento di Torino.

Un percorso che - attraverso una selezione di testimonianze artistiche delle due epoche - si propone di ingenerare suggestioni di “dialogo” non didascaliche né didattiche, ma visuali, dove sarà il visitatore a ricercare connessioni, dalla storia fino all’attualità.

“La nostra sfida è quella di mettere a confronto gli anni Sessanta dell’Ottocento con i Sessanta del Novecento – afferma Luca Beatrice - per verificare  se è possibile che ad alcuni momenti cruciali nella storia corrispondano altrettanti momenti in cui l’arte e la cultura abbiano cavalcato lo stesso entusiasmo, mettendo in campo nuove energie e ridiscutendo così parametri e coordinate”.

Il 1860 si caratterizza per l’eccezionalità dell’impresa dei Mille, Garibaldi è l’eroe per antonomasia. Poco meno di un anno dopo, nel 1861, viene sancita l’Unità d’Italia. Cento anni dopo, nel 1961, l’Italia entra a pieno titolo nella contemporaneità. Boom economico, aumento significativo del PIL, esplosione demografica verificata con il censimento del 1961, definitivo inurbamento e spostamento migratorio interno verso le metropoli, dove si trova una maggiore occupazione rispetto alle campagne e alla provincia. Il volto dell’Italia cambia rapidamente.  Ed è in quegli anni che anche in Italia esplode la Pop Art, espressione dell’arte dei paesi più evoluti, Inghilterra e Stati Uniti in particolare, diventando almeno fino al 1967 il genere pittorico più interessante proprio perché intrinsecamente collegato ai fenomeni sociali del tempo.

Dai ’60s ai ’60s presenta il decennio ottocentesco attraverso tempere del pittore Carlo Bossoli, reporter eccezionale dei fatti d’arme e delle battaglie dell'epoca.

La pittura di storia, tipica dell’arte risorgimentale italiana, con il proprio fondamentale carattere celebrativo, era allo stesso tempo espressione emblematica di quei pittori–soldati volontari, che parteciparono alle campagne per l’indipendenza, spesso tra le file dei volontari garibaldini, ritraendole poi nei propri quadri. Alle tele di Cesare Bartolena, Michele Cammarano, Raffaele Pontremoli, Angelo Trezzini, fanno così da contrappunto quelle di Massimo d’Azeglio e del militare di carriera Cerruti Bauduc, alternate nell’esposizione, alle grandi fotografie di eventi e volti che segnarono il decennio.

Gli anni ‘60 del Novecento sono per contro rappresentati da artisti come Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Renato Mambor e altri ancora.

La mostra è aperta dal 21 aprile al 17 settembre 2017 (martedì-domenica, h10-18, 10€). Ulteriori informazioni su www.museorisorgimentotorino.it

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