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Diario Civile – LA POSSIBILITA’ DI UN’ISOLA. TRA EVERSIONE E BANDITISMO

Dai primi mesi del 1978 in Sardegna si verifica una serie di attentati di modesta entità rivendicati dalla sigla Barbagia Rossa. Il riferimento al terrorismo delle Brigate Rosse è evidente e l’episodio più eclatante è la sparatoria che si verifica nell’entroterra nuorese tra alcuni esponenti del banditismo locale e le forze dell’ordine nel dicembre del 1979. Lo racconta il documentario di Fabrizio Marini con la regia di Agostino Pozzi “La possibilità di un’isola”.

Il collegamento tra criminalità tradizionale e terrorismo, sebbene mai concretizzato in vere e proprie organizzazioni, è stata una preoccupazione già dal decennio precedente, quando il mito del bandito ha solleticato l’immaginario degli esponenti più radicali della lotta allo Stato Centrale.

Proprio sul finire dei caldi anni ’70, il crimine che porta la Sardegna sulle prime pagine dei giornali è il sequestro di persona a scopo estorsivo, e la politica ha cercato di debellarlo attraverso un piano di investimenti industriali e di opere di modernizzazione, come la costruzione del mastodontico petrolchimico al centro dell’isola, nella località di Ottana.

Ma la Sardegna, proprio per la sua strategica collocazione nel Mediterraneo, è stata oggetto di grossi progetti di cementificazione per lo sfruttamento turistico già a partire dagli anni ’60, così come terra di insediamenti delle basi militari, sia italiane che della Nato, spesso osteggiati dalla cittadinanza locale dal forte spirito indipendentista.

La Barbagia in particolare si è retta per secoli sul proprio codice di autoregolamentazione sociale, un codice molto spesso in opposizione allo Stato di Diritto, ma anche un modo per preservare l’identità e per escludere dai propri orizzonti le derive eversive che hanno squassato il Paese soprattutto negli anni ’70, il decennio più conflittuale della storia recente.

Grazie alle testimonianze dei giornalisti sardi Angelo Altea e Paolo Pillonca, alle voci del criminologo Giuseppe Bandinu, all’antropologo Bachisio Bandinu, allo storico Carlo Felice Casula e alle riflessioni di Mariotto Segni il documentario racconta quasi tre decenni che hanno cambiato il volto dell’isola, ma che al tempo stesso ne hanno fortificato lo spirito e le antiche tradizioni.

L’attrice sarda Monica Serra legge e interpreta i versi del poeta Francesco Masala, voce tra le più autorevoli della letteratura isolana

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