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Eco della Storia - Il sogno americano

“L’America l’abbiamo scoperta, l’abbiamo battezzata e costruita” – dicono generazioni di emigranti italiani arrivati negli Stati Uniti. Ma che rapporto c’è oggi tra Italia e Stati Uniti? Cosa sarebbe l’Italia senza l’America? E l’America senza l’Italia?

A parlarne con Gianni Riotta a Eco della Storia Lucia Annunziata, giornalista e scrittrice americanista, e il Professor Giovanni Sartori che ha illustrato per molti anni il rapporto tra Italia e America.

Quella che unisce l’Italia e gli Stati Uniti è più di un’alleanza di lunga data. Con l’arrivo di milioni di emigranti a Ellis Island prende forma il sogno di un’America terra di libertà e di infinite opportunità.  Ad alimentare questo mito, le lettere e le cartoline inviate a casa dagli immigrati italiani, gli stessi italiani che hanno contributo poi a deformare la percezione dell’Italia agli occhi degli americani, da meta turistica a terra esportatrice di manovalanza povera, poco istruita e propensa alla criminalità.
Gli italiani tra tutti questi emigrati di fine secolo - spiega Giovanni Sartori - non solo si sono integrati ma sono tra le etnie che più si sono lasciate assimilare. La ragione storica è abbastanza ovvia, come diceva D’Azeglio “fatta l’Italia andavano fatti gli italiani”, e gli italiani che arrivavano negli Stati Uniti ancora non erano finiti, quindi già alla seconda e terza generazione erano ultra americani”.
Il rapporto si evolve ulteriormente con l’elezione del primo sindaco italo-americano della storia della Grande Mela, Fiorello La Guardia, e, nel dopoguerra, con gli aiuti finanziari del Piano Marshall.

Il piano Marshall è stato geniale – racconta Lucia Annunziata -  ed è stato anche il blue print con cui gli Stati Uniti avrebbero poi dominato il mondo nel secolo americano: con i soldi, la democrazia e la dominazione culturale. Il rapporto si è poi evoluto e negli anni ‘80 è iniziata una nuova emigrazione, quella di giovani professionisti e studenti. Persone che sono andate in America cavalcando l’onda della globalizzazione e dell’era dello sviluppo tecnologico americano”.

E ancora, l’America che deve esportare nel mondo il proprio modello democratico.“Quello che ha caratterizzato la politica americana, purtroppo,  fino ad oggi – spiega Giovanni Sartori - è questo ottimismo democratico secondo il quale tutto il mondo doveva diventare una democrazia liberale. E il compito degli Stati Uniti era proprio questo, trasformare e democratizzare il mondo”.
Per quanto riguarda l’attuale politica esteraè ormai debole - continua Lucia Annunziata - proprio perchè la democrazia, che era il problema centrale del progetto politico americano, è essa stessa un elemento che non è più applicabile. Mi ritengo un’americana delusa – conclude -  tempo fa avrei esaltato la mobilità sociale, quella capacità di accogliere le sfide tutta americana; oggi penso che gli Stati Uniti siano vittima del loro mito dell’efficienza. Si è tutto arenato in un’idea di competizione molto crudele ed incapace di produrre la stessa creatività di prima”.

 
 

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