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IL FASCISMO E IL FRONTE CONTADINO. LOTTE CONTADINE

L’unità audiovisiva, avvalendosi di materiale d’archivio, muove dal 1920 - anno in cui, con l’occupazione delle fabbriche, il movimento operaio raggiunge l’acme della sua spinta rivoluzionaria - per ricostruire il periodo storico immediatamente precedente alla marcia su Roma, soprattutto relativamente al rapporto tra fascismo e fronte contadino.
Sono gli anni in cui il movimento operaio crede di essere alla vigilia di un evento rivoluzionario, mentre l’alta borghesia diventa sempre più ricca e potente. La piccola e media borghesia, stretta tra questi due poli, reagisce con la creazione di un partito che chiede ai ricchi una parte del potere e vuole imporre agli operai il suo ordine: il partito fascista. Gli agrari, dal canto loro, vedono anch’essi nel nuovo partito lo strumento della reazione contro il movimento contadino. Iniziano così le spedizioni squadriste, gli incendi, le devastazioni, gli assassini. I violenti scontri avvenuti tra il 1919 e il 1920, il cosiddetto biennio rosso, provocano trecentoventi morti. Tra gli errori commessi dal movimento contadino, vi è il mancato collegamento con il movimento operaio.
L’unità, avvalendosi di filmati di repertorio e delle testimonianze di alcuni uomini politici, si sofferma sulla strage avvenuta a Bologna il 21 novembre del 1920, quando, in occasione dei festeggiamenti per l’elezione del nuovo sindaco socialista, il fascismo diede la sua prima vera prova di forza. Gli scontri, generati da un gruppo di fascisti che aprirono il fuoco contro il sindaco e alcuni consiglieri, causarono dieci morti.
Questo episodio segna l’inizio dello squadrismo fascista che, in un crescendo di illegalità e violenza, seminerà il terrore prima in Emilia e poi su tutto il territorio nazionale.

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