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ITALIANI - Benito Jacovitti

I salamini e l'immancabile lisca di pesce che a lungo fu anche la sua firma, i personaggi colorati, pesanti e un po' volgari, sono il racconto che Jacovitti (1923 – 1997) fa dell'Italia popolare  attraverso il disincanto ironico della sua matita, per rappresentare i vizi di un popolo un po' straccione, borioso, conservatore, sboccato e assai poco raffinato.

Jacovitti, il cui nome di battesimo, essendo nato l'anno dopo la marcia su Roma, è Benito, ai suoi tempi era considerato di destra dalla sinistra e di sinistra dalla destra, ma l'essenziale per lui era sentirsi libero di esprimere quel che sentiva. E la lettura dell'Italia attraverso i suoi personaggi, ci sembra oggi ancora più chiara di allora.

Per "Italiani" è lui stesso a raccontarci il suo percorso di vita e d'arte, attraverso le sue apparizioni in TV dal 1962 al 1997 e le interviste radiofoniche. La narrazione di  episodi realmente vissuti dal disegnatore molisano, scritti da Simona Fasulo che firma il documentario, è affidata all’attore Giovanni Sorenti.

Per la figlia Silvia, che sorridendo lo definisce "un fratello minore dispettoso", Jac aveva un lato molto oscuro, ma la sua depressione e le sue manie le esorcizzava lavorando ore e ore alle tavole che hanno segnato il tempo del nostro paese.

Una lettura critica dei suoi fumetti ce la dà lo scrittore e giornalista  Goffredo Fofi, accanito lettore fin da bambino del Vittorioso, la rivista dove Jacovitti era la penna più illustre. Per Fofi  Jac è da considerare "uno dei grandi sociologi, antropologi della società italiana dal 1945 al 1997". 

Gianni Brunoro, critico letterario, in un excursus sui suoi fumetti più noti, rileva quanto sia stato importante per Jac il rapporto con il cinema: "quel tipo di fantasia gli è stata sicuramente favorita da una educazione cinematografica". In effetti da bambino Jac accompagnava al lavoro il padre che faceva il proiezionista, era ancora l'epoca dei film muti. Il colorista di Jacovitti, l'illustratore Luca Salvagno, lo descrive come una persona affettuosa e dolce, nonostante il suo aspetto burbero, e con un enorme rispetto per i suoi lettori. Edgardo Colabelli, che per amore dei fumetti di Jac ha aperto il Museo Jacovitti a Roma, ricorda il suo incontro col disegnatore ed è convinto che, con il suo celeberrimo Diario Vitt, "l'umorismo di Jacovitti ha fatto crescere diverse generazioni".

Con l'ausilio della grafica, il documentario, la cui regia è di Nicoletta Nesler, ripropone l'umorismo jacovittiano e il suo percorso tra la fantasia e la matita colorata, restituendo vita ai suoi magnifici disegni.

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