Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

RESTA SEMPRE AGGIORNATO
 

La peste nera

Un morbo terribile si aggira per l’Europa del XIV secolo. Un flagello che miete milioni di vittime: la Peste nera.

Tra i testimoni diretti di quell’epidemia anche Giovanni Boccaccio. Nella Firenze della prima metà del 1300 la peste nera è la cornice del suo Decameron.

Come commenta lo storico Alessandro Barbero, le grandi crisi come la peste nere sono fattori di cambiamento economico, sociale e culturale che portano profondi mutamenti.
In campo medico nel tentativo di fronteggiare l’epidemia si prende definitivamente atto che la malattia è contagiosa. Ignorando le teorie mediche ufficiali ereditate dall'Antichità, si creano gli uffici sanitari, si inventano la quarantena, l'isolamento dei malati, i certificati sanitari per chi viaggia da una città all'altra, nonché la denuncia e l’ esame dei morti.

Anche dal punto di vista economico ci furono paradossali risvolti positivi. Quando l'epidemia finì, infatti, tutti i superstiti si ritrovarono più ricchi per l’eredità lasciata dai familiari falciati dalla peste.

La forza lavoro non era più così abbondante e i padroni scoprirono che se volevano dare in affitto la loro terra, dovevano far pagare affitti più bassi ai contadini.

Tanti i filosofi, storici, drammaturghi, poeti e romanzieri che nei secoli hanno descritto gli effetti della peste o ambientato i loro racconti mentre l’epidemia si scatenava, quale realtà oggettiva o metafora narrativa: da Sofocle a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Jack London a Josè Saramago fino ad Albert Camus.

Il tempo e la storia La peste nera
di Roberto Fagiolo con il prof. Alessandro Barbero
 

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo